Cenni Storici
Vorremmo dare anche alcune notizie sulla maggiore delle isole Egadi, nonchè sede del Comune.
Con una superficie di 20 Kmq., ed uno sviluppo costiero di oltre 33 Km., Favignana deve il suo nome al vento "Favonio" (il dolce ponentino romano) e la sua forma ricorda una farfalla con le ali spiegate, costituite dalle due pianure, a ponente e a levante della montagna Grossa da dove domina il castello di S. Caterina (302 m.), antica postazione di avvistamento saracena, riedificata dai normanni durante il regno di Ruggero II, ancora ampliata durante la dominazione borbonica ed utilizzata come carcere (1794-1860).
Da sempre, per la sua posizione strategica, Favignana è stata al centro degli interessi di tutti i popoli costieri, e non solo, e per il suo predominio si sono scontrati in epiche battaglie. La più importante, di cui si hanno notizie certe, fu quella che nel 241 a.C. contrappose i Cartaginesi ai Romani. La prima grande battaglia navale della storia si svolse nello stretto di mare tra Favignana e Levanzo e fu decisiva per le sorti della Prima Guerra Punica. La storia racconta che lo specchio d'acqua, in cui essa si svolse, divenne rosso per il sangue dei caduti di entrambe le flotte: è da allora che venne dato il nome di Cala Rossa alla baia davanti alla quale, si suppone, le due super potenze dell'epoca si scontrarono. Le acque che evocano vicende di storia e di mito, ancora oggi, celano nella loro profondità segreti millenari. Infatti, numerose spedizioni archeologiche hanno riportato alla luce numerosi reperti disseminati un po' ovunque, in prossimità della costa di tutte le isole dell'arcipelago. Alcuni siti sono stati dichiarati "Beni culturali dello Stato": sono monitorati da telecamere e visitabili in immersione.
Ma la storia di Favignana e delle Egadi è legata soprattutto alla famiglia Florio e alla loro tonnara. È, infatti, qui che si svolge la tradizionale mattanza. L'isola di Favignana, negli ultimi giorni di maggio, è animata dal vociare e dal rumore del mare percosso dai remi: sono i tonnaroti, i pescatori di tonni, che escono in mare per la "Mattanza", la pesca del tonno. Il complesso e rituale sistema di pesca segue tempi e modalità stabilite dal Rais, capo della tonnara. La pesca del tonno gigante del Mediterraneo ha origini remote, si pensa la praticassero già i Fenici, anche se il rito, che ancora oggi sta alla base della pesca, affonda le sue radici nella cultura e nelle tradizioni dei popolo nord africani di origine araba. I tonnaroti eseguono gli stessi gesti, pronunciano le stesse preghiere, cantano le stesse "Cialome" (canti rituali) da secoli. Il rito racchiude in sè qualcosa di sacro e segna la vita dell'isola, avendone determinato, in passato, anche la ricchezza. Tuttavia è bene precisare che, per svariate cause umane e naturali, molto è andato perduto di ciò che fu la Regina delle Tonnare (così era definita la tonnara di Favignana ai tempi dei Florio). La stagione della pesca del Thunnus Thinnus non è più come una volta, ma resta pur sempre un patrimonio culturale del passato di queste isole e, se non vi si può assistere per com'era, è pur sempre emozionante ascoltare le storie dai vecchi tonnaroti, vedere le foto esposte in tutti i bar, i ristoranti ed i negozi delle isole.
Oggi l'isola, con le sue spiagge, i suoi scogli, le sue splendide cale ed il suo mare incontaminato, è un'ambita meta turistica, capace di coniugare il nuovo con l'antico, una comunità che ancora vive delle tradizioni da sempre legate al mare, ed in particolare delle attività legate alla pesca.
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